16 June
Claudio

di Francesco Piccioni – Il Manifesto 15/06/2010

Nel momento più difficile, quando anche i giornali di area «democratica» (Repubblica in testa) auspicavano che la Fiom si spaccasse, la categoria dei metalmeccanici Cgil ha fatto muro all’unanimità. Seconda buona notizia – nonostante l’asprezza del recente confronto interno del congresso di Rimini – la Cgil ha fatto propria la critica più rilevante sollevata dalla categoria: nel documento Fiat su Pomigliano, si dice in una nota della segreteria confederale, vengono «introdotti temi che coinvolgono diritti individuali che non possono essere contrapposti al lavoro», fino all’ipotesi di «violare leggi e Costituzione».
Il Comitato centrale della Fiom si è riunito ieri sotto l’assedio delle telecamere, perché la posta politica e istituzione della partita che si sta giocando sullo stabilimento campano della Fiat è «uno spartiacque» nella storia dei rapporti tra aziende e lavoratori in questo paese. Com’è noto, il Lingotto – per mantenere aperto l’impianto e investire 700 milioni – oltre a una serie di misure molto dure sull’organizzazione del lavoro (18 turni, riduzione delle pause, più straordinari «comandati», meno assenteismo, ecc), ha posto come proprie pretese «non trattabili» la possibilità di licenziare i lavoratori che dovessero entrare in sciopero e il non pagamento dei periodi di malattia (per tutti i dipendenti) qualora il «tasso di assenteismo» dovesse superare la media. Due punti che per la Fiom e la Cgil sono irricevibili: il primo perché viola la Costituzione (il diritto di sciopero è individuale, di ogni cittadino, e nessuna organizzazione può sottoscriverne la rinuncia). Su questo la nota dalla segreteria confederale è particolarmente esplicita: «ogni firma apposta a questa clausola non è semplicemente invalida, è inefficace e inesistente». Il secondo perché viola sia la legge che i contratti in essere.
Che le diverse anime interne della Cgil avrebbero «tenuto» di fronte a questa prova lo si è capito quando Fausto Durante, membro della segreteria uscente e coordinatore riconosciuto della mozione «epifaniana» (in minoranza, nella Fiom) è uscito per dire ai giornalisti che «non è oggi il giorno in cui si spacca la Fiom, come alcuni avevano preconizzato. La Fiom mantiene un’assoluta compattezza; pensiamo che la Fiat stia sbagliando a mettere nel negoziato elementi che non hanno nulla a che vedere con la produttività. Rimuovere dal campo questi elementi impropri è la condizione per trovare un accordo. Su questo non ci divideremo».
Poco dopo, a conclusione del voto unanime sul «dispositivo» conclusivo, il segretario generale Maurizio Landini confermava la volontà della Fiom di «arrivare a un accordo», ma «senza accettare nessun ricatto». In pratica, la Fiom oggi proporrà alla Fiat di escludere dal documento tutte le parti costituzionalmente e legalmente «illegittime», mentre garantisce piena disponibilità sull’organizzaione del lavoro. «Se l’obiettivo della Fiat è fare 280.000 auto l’anno, il contratto nazionale in vigore permette tutto quello che è necessario per raggiungere questo risultato», e la Fiom «non metterà in campo nessuna opposizione». Se la Fiat dovesse invece confermare «l’irrinunciabilità» delle pretese illegittime, allora diventerebbe chiaro che «con Pomigliano si vuole imporre la cancellazione del contratto e delle leggi dello stato». A sostegno di questa posizione, la Fiom ha deciso di estendere a otto le ore di sciopero generale proclamato dalla Cgil per il 25 giugno. A meno che la Fiat non faccia un passo indietro.
Oggi si saprà la verità. Il governo sta facendo di tutto per trasformare questa vertenza nell’occasione di un golpe contro il lavoro, i suoi diritti e le sue organizzazioni. Ma bisogna dire, sul fronte della politica, che soltanto le voci della sinistra non più parlamentare si sono levate a sostenere i lavoratori. Il Pd presenta come al solito un variegato arco di posizioni, che vanno però dall’adesione piena alle richieste Fiat (Sergio D’Antoni, ex segretario generale della Cisl), agli imbarazzati «inviti al senso di responsabilità di tutti» (Stefano Fassina, che da un lato vede «i punti molto pesanti sui diritti fondamentali, addirittura in conflitto con la Costituzione», dall’altra ricorda che «non siamo nelle condizioni di perdere gli investimenti»). Dal segretario, Luigi Bersani, non sono arrivati lampi di chiarezza: «spero che alla fine si trovi una cosa convincente per tutti, perché l’investimento va fatto».
Nel primo pomeriggio, nella sede della Confindustria di viale dell’Astronomia, ci sarà dunque l’incontro finale. Come ultimo sgarbo, l’azienda ha convocato tutti i sindacati, sì, ma la lettera alla Fiom conteneva la formula «per conoscenza». Al momento tutto è possibile. Se si trattasse solo di un confronto sul piano industriale, trovare una soluzione (comunque onerosa per i lavoratori) non sarebbe impossibile. Se deve diventare la falla nella diga dei diritti fondamentali, beh…

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12 June
Claudio

Indesit decide di chiudere due stabilimenti dove lavorano 500 persone.
Si tratta degli stabilimento di Brembate (Bergamo) e Refrontolo (Treviso).
Il cosiddetto piano di “consolidamento”, presentato dal Consiglio di Amministrazione di Indesit Company, più che consolidare taglia pesantemente.
Le attività tagliate su Bergamo e Treviso verranno accorpate alle attività esistenti nel Centro Sud.
Quindi chiusura di stabilimenti e perdita di posti di lavoro: è questo, per Indesit, il “rilancio della competitività degli stabilimenti italiani …”.
Come al solito, una competitività giocata tutta sulla pelle dei lavoratori.
Oltretutto in un settore come quello degli elettrodomestici nel quale, dal 2007 al 2010 si è passati da 31.000 occupati a 24.800 con una riduzione del 16%.
Poco importa che il Consiglio di Amministrazione dichiari 120 milioni di euro di investimenti (tutti da verificare) se questi si traducono ancora in licenziamenti.
Questi licenziamenti, oltretutto si concentrano su stabilimenti nei quali nel recente passato si era fatto massiccio ricorso alla Cassa Integrazione: ancora una volta le imprese scaricano i costi della crisi sulle casse pubbliche e sui lavoratori.
Sotto il profilo delle relazioni sindacali ripete quanto fece in Piemonte quando annunciò, all’improvviso, la chiusura dello stabilimento di None,
ancora una volta si dimostra l’assoluta mancanza di rispetto per i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali.
Riteniamo inaccettabile la chiusura di questi due stabilimenti e la conseguente riduzione occupazionale.
Chiediamo che Indesit ritiri questa proposta e che presenti un Piano Industriale serio, nel quale gli investimenti si traducono in miglioramento dei processi produttivi e dei prodotti e NON in licenziamenti.
Pretendiamo che i livelli istituzionali, a partire dai governatori Formigoni e Zaia, si sveglino, per impedire l’ennesimo danno sociale ed economico ai territori del Nord.


per la Federazione della Sinistra di Treviso

Claudio Naccarati
Stefano Mestriner

Federazione della Sinistra di Treviso
Via Pisa 13\b, 31100 Treviso
cell. 3491488484- tel. e fax 042223948
email prc.treviso@alice.it

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5 May
Ale
Rivendico a nome della Federazione della Sinistra gli striscioni di solidarietà alla lotta del popolo greco attaccati sul colosseo e davanti al parlamento a Roma, sulla torre di Pisa, sul Ponte Vecchio a Firenze e a Rialto a Venezia.
Qualche giorno fa ho espresso la piena e incondizionata solidarietà mia e della Federazione della Sinistra alle lotte dei lavoratori e dei giovani greci contro le politiche finalizzate a salvaguardare le banche facendone pagare i costi unicamente ai lavoratori.
Per questo bisogna sconfiggere quelle misure che si vogliono fare in Grecia ed esportare nel nostro paese. Per questo chiediamo lo sciopero generale anche in Italia
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4 May
Ale

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4 May
Ale

Il 5 maggio i sindacati greci hanno dichiarato un nuovo sciopero generale per dire no alle misure volute da UE e FMI e promosse dal governo ‘socialista’ di Papandreu per far pagare la crisi del debito ai lavoratori greci.  La vergognosa campagna diffamatoria lanciata dalla borghesia e dai media nei confronti di questi ultimi, dipinti come dei conservatori arroccati a difesa dei propri privilegi, va contrastata. Allo stesso modo vanno respinti i tentativi di mettere contro lavoratori tedeschi, francesi, italiani e lavoratori greci soffiando sul fuoco del nazionalismo. Gli unici privilegiati sono gli speculatori, che oggi acquistano denaro pagando l’1% di interesse e lo investono in titoli del debito greco con un rendimento assicurato del 7%; sono le agenzie di rating, soggetti privati che sono in grado di ‘dare i voti’ agli Stati, pur avendo pesanti conflitti d’interesse; sono grandi gruppi finanziari come Goldman Sachs, che si ergono a giudici dell’operato altrui quando sono pesantemente implicati nei peggiori scandali.

Per questo proponiamo che il 5 maggio in tutte le città italiane le forze politiche e sociali della sinistra diano vita a presidi di solidarietà nei confronti dei lavoratori greci e più in generale per la solidarietà internazionale tra i lavoratori, uniti per far pagare la crisi a chi l’ha provocata attraverso la speculazione e la ricerca del profitto sulle spalle di chi produce la ricchezza della nostra società. E’ un atto dovuto, ma anche un monito per il futuro: oggi sotto attacco sono i lavoratori greci, ma il contagio sembra pronto a diffondersi in Spagna, Portogallo, Irlanda. L’Italia potrebbe essere una delle prossime vittime designate.  E’ bene dare solidarietà quando potremmo essere costretti a chiederla noi tra qualche mese.

Associazione ControCorrente – Per una sinistra dei lavoratori

Indetto dai sindacati pubblici 48 ore di stop Merkel, serve una società europea di rating

ATENE – Un centinaio di militanti del sindacato comunista Pame hanno oggi simbolicamente occupato l’Acropoli ateniese sulla quale hanno apposto un grande striscione con la scritta “Popoli d’Europa sollevatevi”. L’azione coincide con l’inizio oggi di 48 ore di scioperi,

cui aderisce anche il Pame, da parte dei dipendenti pubblici contro il nuovo piano di austerità varato dal governo di Giorgio Papandreou. Domani ad essi si uniranno i lavoratori del settore privato paralizzando aerei, treni, trasporti urbani, scuole, ospedali, banche e uffici pubblici nel terzo sciopero generale quest’anno.

Oltre alla Grecia “ci sono altri paesi nel mondo che, senza misure di aggiustamento precauzionale, sono esposti a un simile rischio”. E’ quanto ha detto il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi in un intervento alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali in qualità di presidente del Financial Stability Board. Draghi fa esplicito riferimento agli squilibri nella bilancia dei pagamenti “che comportano cambiamenti nei flussi finanziari”. E, afferma, “aggiustamento nel conto capitale possono verificarsi in modo dannosamente veloce, forzando un rapido cambiamento della domanda che ha costi molto elevati dal punto di vista economico, finanziario e sociale”. Secondo Draghi, “questa è la situazione oggi in Grecia. Ci sono altri paesi nel mondo che senza aggiustamenti precauzionali sono soggetti a simile rischio”.

Rivedere il Patto di Stabilità, rendendolo “più incisivo” e “rafforzare il governo economico dell’Unione”. Sono queste le priorità messe in luce dal Governatore della Banca d’Italia e presidente del Financial Stability Board Mario Draghi alla luce della crisi e in particolare del crac della Grecia. “La lezione della crisi – ha spiegato Draghi nel suo intervento alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali rispondendo ad alcune domande sulla situazione greca – è che occorre rivedere il concetto del Patto di Stabilità e crescita e rafforzare il governo economico dell’Unione”.

ATENE – “I responsabili della crisi debbono essere puniti” ha affermato oggi il presidente della repubblica Karolos Papulias ricevendo il premier Giorgio Papandreou all’indomani dell’annuncio del duro pacchetto di austerità in cambio di 110 mld di crediti Ue-Fmi. Il governo ha già annunciato la creazione di una commissione d’inchiesta parlamentare che però non è stata ancora insediata. Secondo i sondaggi l’85% dei Greci ritiene l’ex premier Costas Karamanlis il principale responsabile della catastrofica situazione del paese.

Intanto il governo tedesco ha approvato oggi la partecipazione della Germania al piano di aiuti alla Grecia. Lo scrive l’agenzia stampa Dpa, che cita fonti dell’esecutivo. Come è noto, Berlino dovrebbe contribuire con prestiti per circa 22,4 miliardi di euro.

FRANCIA APPROVA PIANO DI PRESTITI – L’assemblea nazionale ha adottato stanotte il ”piano d’urgenza” francese per la Grecia che prevede 16,8 miliardi di euro di prestiti bilaterali in tre anni di cui 3,9 nel 2010 su un totale di 110 annunciati da Ue e Fondo monetario internazionale (Fmi).

PARTITI RIFIUTANO VERTICE CON PAPANDREOU – Salta il vertice proposto dal premier Giorgio Papandreou tra tutte le forze politiche all’indomani dell’accordo con Ue-Fmi. All’uscita dall’incontro con il presidente Karolos Papoulias, né Papandreou né il capo dello stato hanno fatto alcun riferimento al riguardo, mentre i leader dei partiti stanno dando o si apprestano a dare forfait denunciando l’accordo avvenuta senza consultarli preventivamente. Il vertice era stato chiesto, oltre che dal premier, anche dal leader del principale partito di opposizione Nuova Democrazia (ND, centrodestra), Antonis Samaras il quale però voleva si tenesse prima che fosse firmato l’accordo. E quindi aveva duramente criticato Papandreou per averlo voluto dopo. Samaras non ha ancora annunciato ufficialmente la sua posizione sul vertice. La leader del partito comunista (Kke), Aleka Papariga ha annunciato che non parteciperà al vertice. “Farlo dopo l’accordo con Ue-Fmi non ha alcun senso” ha detto in una conferenza stampa. Alexis Tsipras, leader del partito della sinistra radicale Syriza ha chiesto un incontro per il primo pomeriggio con il capo dello stato. Secondo fonti informate Tsipras intenderebbe spiegare perché non intende partecipare a siffatto vertice.

INDETTO SCIOPERO DI 48 ORE – Il sindacato dei dipendenti pubblici Adedy ha annunciato 48 ore di sciopero a partire da oggi, invece delle 24 previste per mercoledi, contro le “crudeli e brutali misure senza precedenti” annunciate ieri dal governo in cambio di 110 miliardi di aiuti Ue-Fmi. Mentre oggi scioperano contro il piano di austerità da 30 miliardi in 3 anni i dipendenti municipali, il Consiglio esecutivo di Adedy invita i Greci a “rispondere con forza” da domani al “saccheggio dei redditi e dei diritti dei lavoratori sia nel settore pubblico che privato”.

Mercoledi 5 maggio lo sciopero di Adedy confluirà in quello generale, il terzo contro il piano di austerità , cui partecipano anche il sindacato del settore privato Gsee e quello comunista Pame. Resterà paralizzato in tale occasione il traffico aereo, a causa della protesta dei controllori di volo, quello terrestre, sia urbano che nazionale, e marittimo. Saranno inoltre chiusi ospedali, scuole e uffici pubblici. Il premier Giorgio Papandreou ha affermato che le nuove misure sono l’unico modo “per salvare il paese dalla bancarotta”. Sindacati e opposizione lo accusano invece di spingere il paese verso una “profonda recessione” e una “esplosione sociale” con i duri tagli salariali e pensionistici per i dipendenti pubblici, interventi normativi nel settore privato e aumenti delle tasse.

PAPANDREOU SENTE BERLUSCONI: GRAZIE ITALIA – Il premier greco George Papandreou “ha telefonato al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per ringraziarlo, ricordando che l’Italia è stata la prima in Europa a sostenere un intervento in favore della Grecia”. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, intervenendo alla giornata di studio sui rapporti tra Italia e Ue.

MERKEL, SERVE SOCIETA’ DI RATING EUROPEA – La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha auspicato oggi la costituzione di un’agenzia di rating europea. “Bisognerà imparare da questa situazione”, ha detto la Merkel nel corso di una conferenza stampa sugli aiuti alla Grecia: un’agenzia di rating europea “potrebbe essere utile”. “Con questa legge non aiutiamo soltanto la Grecia, ma garantiamo anche la stabilità dell’euro. Una valuta stabile è un grande bene”. ha detto oggi la cancelliera Merkel riferendosi alla legge che il Parlamento dovrà approvare per dare il via libera alla partecipazione di Berlino al piano di aiuti alla Grecia.

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Controcorrente Sinistra Prc e Resistenze Internazionali CWI invitano le organizzazioni della sinistra politica e sociale, lavoratori, esponenti dei movimenti antiliberisti a partecipare a un’azione di solidarietà internazionale nei pressi dei consolati di Grecia nelle città ove presenti, a manifestare la propria solidarietà in tutte le altre città italiane.

Contro l’aggressione del governo Papandreou, su mandato dell’UE e del FMI, ai lavoratori greci e contro la vergognosa campagna  stampa che dipinge questi ultimi come “conservatori” che difendono i  propri “privilegi”. Dimostriamo la nostra solidarietà! Oggi è la Grecia domani sarà l’ Italia!

*Solidarietà di classe internazionale con la lotta dei lavoratori greci.

* No alla dittatura dei mercati finanziari, delle banche e del Fondo Monetario Internazionale.
* Unità di tutti i lavoratori europei – Non pagheremo noi la crisi dei padroni!

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24 April
Ale

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

giovedì 29 APRILE 2010

ore 21.00

SALA INFORMAGIOVANI -PIAZZALE SAN MARTINO- CONEGLIANO TV

introduce MARA ARMELLIN

INTERVERRANNO I CURATORI
GIANNI SBROGIO' E DEVI SACCHETTO

"E' ora, è ora, potere a chi lavora!"

Il volume curato da Devi Sacchetto e Gianni Sbrogiò “Quando il potere

è operaio” è una riflessione senza nostalgia sull’esperienza degli anni

Settanta e Settanta del più importante gruppo operaista italiano, quello

che da Porto Marghera s’irradiava verso San Donà, Pordenone e Conegliano

(Zanussi, Zoppas, Rex), verso Cavarzere e Chioggia, ma anche verso i

laboratori calzaturieri della Riviera del Brenta.

Il volume pubblicato dalla Manifestolibri e al quale è allegato un dvd con

il documentario “Gli anni sospesi” di Manuela Pellarin, contiene una ricostruzione

storica delle lotte operaie e popolari.

Una ricostruzione importante per non disperdere le memorie di percorsi politici che ci ricordano

RICOMINCIARE NON SIGNIFICA INIZIARE DA CAPO

CONEGLIANO GRUPPO CONSIGLIARE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

via Lazzarin, 6

Conegliano TV

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23 April
Ale

Sabato 10 e domenica 11 si è riunito a Roma il Comitato Politico Nazionale del Prc, convocato per esaminare l’esito delle elezioni amministrative e la conseguente iniziativa politica da intraprendere per il prossimo futuro. Il parlamentino del Prc ha approvato a larga maggioranza (con 87 voti a favore e 16 astenuti) il documento proposto dalla segreteria nazionale riportato qui di seguito e che, sulla base delle valutazioni relative alla fase politica, indica quattro “punti fondamentali” di intervento e impegno: unità della forze di sinistra e costruzione in quest’ambito della Federazione della sinistra, azione comune di tutte le opposizioni contro il governo dando seguito alla manifestazione del 13 marzo, alleanza elettorale per battere Berlusconi e ricostruire un sistema proporzionale, consolidamento del partito.

Documento finale
Comitato politico nazionale PRC
10 – 11 Aprile 2010

Il risultato elettorale delle amministrative

Le elezioni regionali del 28 e 29 marzo ci consegnano un risultato politico segnato in primo luogo dal consistente aumento dell’astensione. Questo dato ci parla di un distacco tra paese reale e sistema istituzionale che è il frutto di almeno due processi. In primo luogo la decisa riduzione del numero dei votanti che è cominciata in Italia con l’introduzione dei sistemi elettorali bipolari. La tanto magnificata “semplificazione politica” ha portato in realtà ad un distacco tra paese reale ed istituzioni che è il primo fattore di corruzione della democrazia repubblicana così come è stata costruita in seguito alla lotta di Liberazione. Su questa dinamica di medio periodo se ne è innestata un’altra legata direttamente alle politiche messe in campo dal governo. Di fronte ad una crisi economica che coinvolge direttamente milioni di famiglie e che ha modificato l’orizzonte esistenziale del paese aggravando pesantemente l’incertezza sociale e la paura nel futuro, la politica nel suo complesso non ha dato alcuna risposta. Non l’ha data il governo, non l’ha dato sin’ora l’opposizione. Di fronte ad un universo della politica che ha “parlato d’altro” è aumentata la solitudine delle persone e la sfiducia che la politica possa essere uno strumento efficace attraverso cui far fronte all’incertezza della crisi.

Rafforzamento della destra e del suo progetto politico e sociale

In questo contesto, nonostante la perdita di voti che ha caratterizzato il risultato del Popolo delle Libertà ma non della Lega Nord, il governo ne esce rafforzato così come l’asse politico tra Lega e Berlusconi. Questo rafforzamento – certo non privo di contraddizioni – oltre a garantire la prosecuzione del governo, determinerà un salto di qualità nella modifica degli assetti democratici e sociali del paese. Tutte le dinamiche sin qui messe in campo dall’esecutivo verranno potenziate ed accelerate. Da un lato ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza democratica – caratterizzata pesantemente dall’attacco alla libertà di informazione – in cui nelle proposte dell’esecutivo, l’attacco all’indipendenza della magistratura si salda ad una proposta di presidenzialismo senza vincoli e di federalismo egoista. E’ del tutto evidente che l’obiettivo di legislatura del governo Bossi Berlusconi è quello di scardinare l’impianto costituzionale del Paese demolendo sia sul piano istituzionale sia sociale il bilanciamento dei poteri proprio della lettera e dello spirito costituzionale.

Questa offensiva sul piano democratico si salda infatti con una offensiva sul piano sociale che punta a smantellare l’intero impianto di diritti e garanzie sociali al fine di poter scaricare sugli strati popolari i costi di una crisi economica che non sarà breve. Sotto attacco vi è il sindacato di classe, il diritto alla contrattazione collettiva e il welfare così come l’abbiamo conosciuto. Il complesso di queste misure vedrà una decisa accelerazione nei prossimi mesi in virtù di un contemporaneo processo di riduzione della spesa sociale già più volte annunciata – a partire dall’ulteriore attacco alle pensioni – dell’ulteriore precarizzazione del lavoro e dell’attuazione del federalismo. Un attacco complessivo che, mettendo in discussione i diritti, mina alla radice ogni elemento di solidarietà sociale.

L’attacco alla democrazia formale e sostanziale del paese si salda al tentativo di imbavagliare l’informazione e alla produzione di culture reazionarie che vedono nel razzismo, nel patriarcato, nell’omofobia e nel darwinismo sociale i propri elementi caratterizzanti. Il risultato delle elezioni apre quindi la strada ad un tentativo di modificare negativamente e strutturalmente i rapporti di forza tra le classi, dentro un processo di gestione autoritaria della frantumazione del conflitto sociale e di imbarbarimento delle culture che regolano le relazioni sociali.

Assenza dell’opposizione

L’incapacità delle opposizioni di intercettare il crescente disagio sociale è segno della crisi strategica del centro sinistra, della debolezza della sinistra ed è all’origine dell’incapacità di utilizzare la scadenza elettorale per mettere in difficoltà il governo. Non solo, il risultato elettorale ha riaperto una conflitto interno al Partito democratico che invece di interrogarsi sui nodi del rapporto con la società vede riproporre dalla parte uscita sconfitta dal Congresso il tema del bipartitismo che già tanti danni ha fatto.

Il punto è che è mancata in questi due anni una seria e continuativa opposizione al governo Berlusconi. Ad una organicità di impianto dell’offensiva delle destre si è risposto in modo puntiforme senza costruire mai una risposta complessiva e una piattaforma complessivamente alternativa. A questo concorrono molti fattori, primo fra tutti una impostazione delle forze del centrosinistra che rimane sostanzialmente interna al paradigma neoliberista e quindi incapace di prospettare una coerente via di uscita a sinistra dalla crisi economica. Le diverse iniziative di mobilitazione promosse da Cgil, sindacati di base, forze della società civile o dalle stesse forze di opposizione sono rimaste episodi isolati che non hanno costituito un processo identificante di costruzione dell’alternativa.

Esigenza di un salto qualità a sinistra

A sinistra, in un difficilissimo contesto caratterizzato dalla censura mediatica, la Federazione ha visto una riduzione dei consensi – pur con risultati assai diversi da territorio a territorio – che segnala da un lato le difficoltà a far fronte alla dinamica del “voto utile” e dall’altro il diverso grado di radicamento e di efficacia del lavoro politico sui territori . Il risultato del voto, se da un lato ci permette la prosecuzione del nostro progetto politico, dall’altra ci pone la necessità di un deciso salto di qualità nell’iniziativa politica. La nostra azione, finalizzata alla costruzione di un polo di sinistra alternativa, autonomo dal centrosinistra, può e deve avere un salto di qualità. Abbiamo dinnanzi a noi alcuni anni prima di una nuova tornata elettorale generale, dobbiamo utilizzare bene questo tempo, per affinare e rafforzare il nostro lavoro e il nostro progetto politico.

I punti fondamentali su cui operare un salto di qualità sono i seguenti.

1 – Unità delle sinistre e costruzione della Federazione

In primo luogo proponiamo di lavorare da subito e con determinazione all’unità delle forze della sinistra di alternativa. Le elezioni così come la presenza nei conflitti sociali, evidenziano come il peso delle forze a sinistra del Pd non sia per nulla irrilevante anche se oggi è assai frammentato e privo di rappresentanza parlamentare. L’esperienza elettorale delle Marche di unità tra Federazione della Sinistra e Sel – che noi avremmo voluto praticare anche in Lombardia e in Campania – così come le positive esperienze di “biciclette” tra la Federazione della Sinistra e i Verdi e gli accordi realizzati con altre forze della sinistra antagonista, ci parlano in modo embrionale di una forte potenzialità per una sinistra autonoma dal centro sinistra. Proponiamo di aggregare questo campo di forze per unire la sinistra – dentro e fuori i partiti – imparando dai compagni e dalle compagne della Linke, del Front de Gauche, dell’America Latina che a partire dall’opposizione al neoliberismo hanno saputo costruire una sinistra plurale, federata, popolare.

Mettere al centro la democrazia partecipata contro ogni forma di plebiscitarismo è la condizione per costruire una alternativa sul piano sociale, politico e culturale. Oggi nessuna forma in cui si organizza l’attività politica è esaustiva della stessa: partiti, sindacati, comitati, associazioni, aggregazioni sulla rete, sono tutte forme parziali e non esiste una palingenesi a portata di mano. Occorre quindi tessere e federare, cucire legami politici nel pieno rispetto della dignità di ognuno e di ogni esperienza. Proponiamo quindi a tutta la sinistra di aprire un percorso di confronto e di unità che sappia ricostruire la speranza e il senso della lotta.

In questo quadro di lavoro per l’unità delle forze della sinistra di alternativa, autonoma dal Pd, decisivo è un salto di qualità nel processo di costruzione della federazione della Sinistra. Ad oggi in molti territori la federazione ancora non esiste e generalmente stenta a presentarsi con un profilo unitario di proposta politica. Così come solo in poche situazioni la Federazione ha saputo sin’ora aprirsi ai soggetti presenti sui territori. Non si può rimanere in mezzo al guado ma si tratta al contrario di accelerare questo processo costruendo in ogni territorio le strutture unitarie con la più grande attenzione a coinvolgere e rendere protagonisti del processo tutti i soggetti politici, sociali e associativi disponibili. Si tratta quindi di dar corso immediatamente a quanto deciso e previsto dai documenti politici e organizzativi della Federazione, dando vita ad un vero processo costituente che ci permetta di arrivare entro i tempi previsti al Congresso di varo definitivo della Federazione come soggetto autonomo dal centrosinistra e che persegue l’obiettivo strategico di fuoriuscita dal bipolarismo. Costruire la Federazione e costruirla come spazio politico aperto della sinistra è un punto decisivo su cui dobbiamo essere impegnati sin dalle prossime settimane. Si da mandato alla Direzione Nazionale di fare in tempi rapidi una valutazione del processo di costruzione della Federazione della Sinistra.

2 – Impegno unitario contro le destre sul piano sociale (dar seguito a 13 marzo)

In secondo luogo occorre fare un salto di qualità nell’azione politica al fine di sconfiggere questa incivile azione governativa. Le destre non si sconfiggono oggi nel cielo delle alchimie politiche ma nella società. Non si sconfiggono agitando il tema dell’alternativa di governo ma operando concretamente per fermare l’offensiva messa in atto del governo per scaricare i costi della crisi sugli strati popolari. Senza la consapevole costruzione di un movimento di opposizione non si sedimenteranno nuove adesioni e passioni, non si romperà la solitudine con cui vengono vissuti i drammi occupazionali e il disagio sociale, non si riconquisteranno energie per il cambiamento. In questi due anni l’opposizione non ha vissuto nella società. Le manifestazioni e gli scioperi fatti non sono sufficienti.

Per questo il cambio di passo è obbligatorio. Questo deve vedere l’impegno in prima persona del Partito della Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra, ampliando su tutto il territorio le iniziative sin ora intraprese di sostegno alle lotte, di coordinamento delle stesse, di costruzione dei comitati contro la crisi e di costruzione di quello che abbiamo chiamato il partito sociale.

Questo nostro impegno in prima persona, che va rafforzato ed esteso e deve caratterizzare l’iniziativa politica di tutto il partito, non è però sufficiente. Proponiamo pertanto a tutte le forze che hanno promosso l’iniziativa del 13 marzo e a tutte le forze sociali e politiche disponibili di dare seguito a quell’appuntamento, di concordare alcuni obiettivi chiari sulla redistribuzione del reddito e del lavoro, sulla lotta alla precarietà, sulle politiche economiche e ambientali, sui diritti civili, per determinare una mobilitazione duratura nel paese. Proponiamo una prima mobilitazione unitaria di tutte le forze di opposizione contro la manomissione dell’articolo 18 e dei diritti del lavoro. Proponiamo inoltre un impegno comune ed unitario di tutta l’opposizione per costruire una campagna referendaria. Innanzitutto proponiamo che tutte le forze di opposizione sostengano i referendum contro la privatizzazione dell’acqua pubblica promosso dai Comitati. Proponiamo inoltre alle forze sociali e politiche di promuovere unitariamente referendum contro il nucleare, contro la precarietà, legge 30, per la democrazia sui luoghi di lavoro.

Un impegno unitario in questa direzione permetterebbe di sbloccare l’attuale situazione. Ci permetterebbe di ricostruire quel clima che da Genova nel 2001, passando per la mobilitazione della Cgil sull’articolo 18, per il movimento antirazzista a contro la guerra, costruì le condizioni per sconfiggere il governo Berlusconi nelle elezioni del 2006. Per poter sconfiggere Berlusconi nelle urne – obiettivo che tutti quanti condividiamo – dobbiamo prima metterlo in crisi nel suo rapporto con la società, Dobbiamo cioè costruire l’opposizione.

3- Alleanza elettorale contro destre per difesa democrazia e proporzionale

In terzo luogo avanziamo a tutte le forze disponibili la proposta di alleanza elettorale contro Berlusconi sulla base della difesa della democrazia, della Costituzione e della ricostruzione di un sistema elettorale proporzionale.

Si tratta di indicare con chiarezza la necessità di sconfiggere Berlusconi sul piano sociale come su quello istituzionale, denunciando come l’attuale assetto istituzionale bipolare sia funzionale alla derubricazione dall’agenda politica del tema dell’alternativa ed alla gestione delle politiche economiche all’interno delle compatibilità dettate dai poteri forti. La proposta di alleanza finalizzata alla sconfitta di Berlusconi si deve quindi intrecciare ad una campagna di massa contro il bipolarismo per porre le basi di un superamento della Seconda repubblica.

4- Consolidamento Rifondazione comunista

Ultimo ma non meno importante, al fine di realizzare il nostro progetto politico è necessario operare per il consolidamento di Rifondazione Comunista. Nell’ultimo anno l’attività politica del Partito è ripresa e ha determinato sia un consolidamento organizzativo sia una significativa produzione di esperienze di presenza nella costruzione del conflitto e della solidarietà sociale. Si tratta però di fare un salto di qualità che permetta da un lato di generalizzare le buone pratiche sociali, dall’altro di mettere mano agli elementi di debolezza per rilanciare il progetto della rifondazione comunista e per rendere il nostro partito più efficace nella costruzione di una uscita dal capitalismo in crisi.

a) In particolare, si tratta di migliorare la qualità del nostro lavoro politico nell’ambito della costruzione di un nuovo movimento operaio generalizzando le pratiche di costruzione di un efficace lavoro di massa. Occorre operare – in un quadro unitario – per diventare punto di riferimento della riorganizzazione del conflitto sociale sviluppando e rendendo patrimonio di tutto il partito le pratiche sociali di solidarietà e conflitto.

b) In secondo luogo si tratta di curare il nostro funzionamento organizzativo ed in particolare gli aspetti della nostra comunicazione con l’esterno. E’ del tutto evidente che l’oscuramento mediatico che subiamo è destinato a durare. Si tratta di fare quindi un deciso salto di qualità nella nostra capacità di comunicare e di rendere protagonisti nella costruzione della nostra iniziativa politica coloro con cui veniamo in contatto. A tal fine, oltre ad impegnare il partito in un serio lavoro di promozione del giornale e della rivista si tratta di potenziare decisamente il settore della comunicazione interattiva.

c) In terzo luogo si tratta di riaprire una discussione sul terreno della rifondazione comunista mettendo a valore le relazioni che abbiamo con il mondo dell’intellettualità interessato a questa prospettiva. Il significativo aumento del lavoro politico non ha corrisposto ad una capacità nella produzione di una nuova narrazione, di un nuovo immaginario di cosa vuol dire la proposta della rifondazione comunista oggi. Anche su questo terreno dobbiamo compiere un deciso salto di qualità che ci permetta di dispiegare a pieno il nostro progetto politico.

Il Cpn chiede alle strutture del Partito di discutere questo documento e da mandato alla Direzione Nazionale di fare entro il mese di aprile un piano di lavoro politico per i prossimi mesi.

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13 April
Ale

cpn

Sabato 10 e domenica 11 si è riunito a Roma il Comitato Politico Nazionale del Prc, convocato per esaminare l’esito delle elezioni amministrative e la conseguente iniziativa politica da intraprendere per il prossimo futuro.

Il parlamentino del Prc ha approvato a larga maggioranza (con 87 voti a favore e 16 astenuti) il documento proposto dalla segreteria nazionale riportato qui di seguito e che, sulla base delle valutazioni relative alla fase politica, indica quattro “punti fondamentali” di intervento e impegno: unità della forze di sinistra e costruzione in quest’ambito della Federazione della sinistra, azione comune di tutte le opposizioni contro il governo dando seguito alla manifestazione del 13 marzo, alleanza elettorale per battere Berlusconi e ricostruire un sistema proporzionale, consolidamento del partito.

Il risultato elettorale delle amministrative

Le elezioni regionali del 28 e 29 marzo ci consegnano un risultato politico segnato in primo luogo dal consistente aumento dell’astensione. Questo dato ci parla di un distacco tra paese reale e sistema istituzionale che è il frutto di almeno due processi. In primo luogo la decisa riduzione del numero dei votanti che è cominciata in Italia con l’introduzione dei sistemi elettorali bipolari. La tanto magnificata “semplificazione politica” ha portato in realtà ad un distacco tra paese reale ed istituzioni che è il primo fattore di corruzione della democrazia repubblicana così come è stata costruita in seguito alla lotta di Liberazione. Su questa dinamica di medio periodo se ne è innestata un’altra legata direttamente alle politiche messe in campo dal governo. Di fronte ad una crisi economica che coinvolge direttamente milioni di famiglie e che ha modificato l’orizzonte esistenziale del paese aggravando  pesantemente l’incertezza sociale e la paura nel futuro, la politica nel suo complesso non ha dato alcuna risposta. Non l’ha data il governo, non l’ha dato sin’ora l’opposizione. Di fronte ad un universo della politica che ha “parlato d’altro” è aumentata la solitudine delle persone e la sfiducia che la politica possa essere uno strumento efficace attraverso cui far fronte all’incertezza della crisi.

Rafforzamento della destra e del suo progetto politico e sociale

In questo contesto, nonostante la perdita di voti che ha caratterizzato il risultato del Popolo delle Libertà ma non della Lega Nord, il governo ne esce rafforzato così come l’asse politico tra Lega e Berlusconi. Questo rafforzamento – certo non privo di contraddizioni – oltre a garantire la prosecuzione del governo, determinerà un salto di qualità nella modifica degli assetti democratici e sociali del paese. Tutte le dinamiche sin qui messe in campo dall’esecutivo verranno potenziate ed accelerate. Da un lato ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza democratica – caratterizzata pesantemente dall’attacco alla libertà di informazione – in cui nelle proposte dell’esecutivo, l’attacco all’indipendenza della magistratura si salda ad una proposta di presidenzialismo senza vincoli e di federalismo egoista. E’ del tutto evidente che l’obiettivo di legislatura del governo Bossi Berlusconi è quello di scardinare l’impianto costituzionale del Paese demolendo sia sul piano istituzionale sia sociale il bilanciamento dei poteri proprio della lettera e dello spirito costituzionale.

Questa offensiva sul piano democratico si salda infatti con una offensiva sul piano sociale che punta a smantellare l’intero impianto di diritti e garanzie sociali al fine di poter scaricare sugli strati popolari i costi di una crisi economica che non sarà breve. Sotto attacco vi è il sindacato di classe, il diritto alla contrattazione collettiva e il welfare così come l’abbiamo conosciuto. Il complesso di queste misure vedrà una decisa accelerazione nei prossimi mesi in virtù di un contemporaneo processo di riduzione della spesa sociale già più volte annunciata – a partire dall’ulteriore attacco alle pensioni – dell’ulteriore precarizzazione del lavoro e dell’attuazione del federalismo. Un attacco complessivo che, mettendo in discussione i diritti, mina alla radice ogni elemento di solidarietà sociale.

L’attacco alla democrazia formale e sostanziale del paese si salda al tentativo di imbavagliare l’informazione e alla produzione di culture reazionarie che vedono nel razzismo, nel patriarcato, nell’omofobia e nel darwinismo sociale i propri elementi caratterizzanti. Il risultato delle elezioni apre quindi la strada ad  un tentativo di modificare negativamente e strutturalmente i rapporti di forza tra le classi, dentro un processo di gestione autoritaria della frantumazione del conflitto sociale e di imbarbarimento delle culture che regolano le relazioni sociali.

Assenza dell’opposizione

L’incapacità delle opposizioni di intercettare il crescente disagio sociale è segno della crisi strategica del centro sinistra, della debolezza della sinistra ed è all’origine dell’incapacità di utilizzare la scadenza elettorale per mettere in difficoltà il governo. Non solo, il risultato elettorale ha riaperto una conflitto interno al Partito democratico che invece di interrogarsi sui nodi del rapporto con la società vede riproporre dalla parte uscita sconfitta dal Congresso il tema del bipartitismo che già tanti danni ha fatto.

Il punto è che è mancata in questi due anni una seria e continuativa opposizione al governo Berlusconi. Ad una organicità di impianto dell’offensiva delle destre si è risposto in modo puntiforme senza costruire mai una risposta complessiva e una piattaforma complessivamente alternativa. A questo concorrono molti fattori, primo fra tutti una impostazione delle forze del centrosinistra che rimane sostanzialmente interna al paradigma neoliberista e quindi incapace di prospettare una coerente via di uscita a sinistra dalla crisi economica. Le diverse iniziative di mobilitazione promosse da Cgil, sindacati di base,  forze della società civile o dalle stesse forze di opposizione sono rimaste episodi isolati che non hanno costituito un processo identificante di costruzione dell’alternativa.

Esigenza di un salto qualità a sinistra

A sinistra, in un difficilissimo contesto caratterizzato dalla censura mediatica, la Federazione ha visto una riduzione dei consensi – pur con risultati assai diversi da territorio a territorio – che segnala da un lato le difficoltà a far fronte alla dinamica del “voto utile” e dall’altro il diverso grado di radicamento e di efficacia del lavoro politico sui territori . Il risultato del voto, se da un lato ci permette la prosecuzione del nostro progetto politico, dall’altra ci pone la necessità di un deciso salto di qualità nell’iniziativa politica. La nostra azione,  finalizzata alla costruzione di un polo di sinistra alternativa, autonomo dal centrosinistra, può e deve avere un salto di qualità. Abbiamo dinnanzi a noi alcuni anni prima di una nuova tornata elettorale generale, dobbiamo utilizzare bene questo tempo, per affinare e rafforzare il nostro lavoro e il nostro progetto politico.

I punti  fondamentali su cui operare un salto di qualità sono i seguenti.

1 – Unità delle sinistre e costruzione della Federazione

In primo luogo proponiamo di lavorare da subito e con determinazione all’unità delle forze della sinistra di alternativa. Le elezioni così come la presenza nei conflitti sociali, evidenziano come il peso delle forze a sinistra del Pd non sia per nulla irrilevante anche se oggi è assai frammentato e privo di rappresentanza parlamentare. L’esperienza elettorale delle Marche di unità tra Federazione della Sinistra e Sel – che noi avremmo voluto praticare anche in Lombardia e in Campania – così come le positive esperienze di “biciclette” tra la Federazione della Sinistra e i Verdi e gli accordi realizzati con altre forze della sinistra antagonista, ci parlano in modo embrionale di una forte potenzialità per una sinistra autonoma dal centro sinistra. Proponiamo di aggregare questo campo di forze per unire la sinistra – dentro e fuori i partiti – imparando dai compagni e dalle compagne della Linke, del Front de Gauche, dell’America Latina che a partire dall’opposizione al neoliberismo hanno saputo costruire una sinistra plurale, federata, popolare.

Mettere al centro la democrazia partecipata contro ogni forma di plebiscitarismo è la condizione per costruire una alternativa sul piano sociale, politico e culturale. Oggi nessuna forma in cui si organizza l’attività politica è esaustiva della stessa: partiti, sindacati, comitati, associazioni, aggregazioni sulla rete, sono tutte forme parziali e non esiste una palingenesi a portata di mano. Occorre quindi tessere e federare, cucire legami politici nel pieno rispetto della dignità di ognuno e di ogni esperienza. Proponiamo quindi a tutta la sinistra di aprire un percorso di confronto e di unità che sappia ricostruire la speranza e il senso della lotta.

In questo quadro di lavoro per l’unità delle forze della sinistra di alternativa, autonoma dal Pd, decisivo è un salto di qualità nel processo di costruzione della federazione della Sinistra. Ad oggi in molti territori la federazione ancora non esiste e generalmente stenta a presentarsi con un profilo unitario di proposta politica. Così come solo in poche situazioni la Federazione ha saputo sin’ora aprirsi ai soggetti presenti sui territori. Non si può rimanere in mezzo al guado ma si tratta al contrario di accelerare questo processo costruendo in ogni territorio le strutture unitarie con la più grande attenzione a coinvolgere e rendere protagonisti del processo tutti i soggetti politici, sociali e associativi disponibili. Si tratta quindi di dar corso immediatamente a quanto deciso e previsto dai documenti politici e organizzativi della Federazione, dando vita ad un vero processo costituente che ci permetta di arrivare entro i tempi previsti al Congresso di varo definitivo della Federazione come soggetto autonomo dal centrosinistra e che persegue l’obiettivo strategico di fuoriuscita dal bipolarismo. Costruire la Federazione e costruirla come spazio politico aperto della sinistra è un punto decisivo su cui dobbiamo essere impegnati sin dalle prossime settimane. Si da mandato alla Direzione Nazionale di fare in tempi rapidi una valutazione del processo di costruzione della Federazione della Sinistra.

2 – Impegno unitario contro le destre sul piano sociale (dar seguito a 13 marzo)

In secondo luogo occorre fare un salto di qualità nell’azione politica al fine di sconfiggere questa incivile azione governativa. Le destre non si sconfiggono oggi nel cielo delle alchimie politiche ma nella società. Non si sconfiggono agitando il tema dell’alternativa di governo ma operando concretamente per fermare l’offensiva messa in atto del governo per scaricare i costi della crisi sugli strati popolari. Senza la consapevole costruzione di un movimento di opposizione non si sedimenteranno nuove adesioni e passioni, non si romperà la solitudine con cui vengono vissuti i drammi occupazionali e il disagio sociale, non si riconquisteranno energie per il cambiamento. In questi due anni l’opposizione non ha vissuto nella società. Le manifestazioni e gli scioperi fatti non sono sufficienti.

Per questo il cambio di passo è obbligatorio. Questo deve vedere l’impegno in prima persona del Partito della Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra, ampliando su tutto il territorio le iniziative sin ora intraprese di sostegno alle lotte, di coordinamento delle stesse, di costruzione dei comitati contro la crisi e di costruzione di quello che abbiamo chiamato il partito sociale.

Questo nostro impegno in prima persona, che va rafforzato ed esteso e deve caratterizzare l’iniziativa politica di tutto il partito, non è però sufficiente. Proponiamo pertanto a tutte le forze che hanno promosso l’iniziativa del 13 marzo e a tutte le forze sociali e politiche disponibili di dare seguito a quell’appuntamento, di concordare alcuni obiettivi chiari sulla redistribuzione del reddito e del lavoro, sulla lotta alla precarietà,  sulle politiche economiche e ambientali, sui diritti civili, per determinare una mobilitazione duratura nel paese. Proponiamo una prima mobilitazione unitaria di tutte le forze di opposizione contro la manomissione dell’articolo 18 e dei diritti del lavoro. Proponiamo inoltre un impegno comune ed unitario di tutta l’opposizione per costruire una campagna referendaria. Innanzitutto proponiamo che tutte le forze di opposizione sostengano i referendum contro la privatizzazione dell’acqua pubblica promosso dai Comitati. Proponiamo inoltre alle forze sociali e politiche di promuovere unitariamente referendum contro il nucleare, contro la precarietà,  legge 30, per la democrazia sui luoghi di lavoro.

Un impegno unitario in questa direzione permetterebbe di sbloccare l’attuale situazione. Ci permetterebbe di ricostruire quel clima che da Genova nel 2001, passando per la mobilitazione della Cgil sull’articolo 18, per il movimento antirazzista a contro la guerra, costruì le condizioni per sconfiggere il governo Berlusconi nelle elezioni del 2006. Per poter sconfiggere Berlusconi nelle urne – obiettivo che tutti quanti condividiamo – dobbiamo prima metterlo in crisi nel suo rapporto con la società,  Dobbiamo cioè costruire l’opposizione.

3- Alleanza elettorale contro destre per difesa democrazia e proporzionale

In terzo luogo avanziamo a tutte le forze disponibili la proposta di alleanza elettorale contro Berlusconi sulla base della difesa della democrazia, della Costituzione e della ricostruzione di un sistema elettorale proporzionale.

Si tratta di indicare con chiarezza la necessità di sconfiggere Berlusconi sul piano sociale come su quello istituzionale, denunciando come l’attuale assetto istituzionale bipolare sia funzionale alla derubricazione dall’agenda politica del tema dell’alternativa ed alla gestione delle politiche economiche all’interno delle compatibilità dettate dai poteri forti. La proposta di alleanza finalizzata alla sconfitta di Berlusconi si deve quindi intrecciare ad una campagna di massa contro il bipolarismo per porre le basi di un superamento della Seconda repubblica.

4- Consolidamento Rifondazione comunista

Ultimo ma non meno importante, al fine di realizzare il nostro progetto politico è necessario operare per il consolidamento di Rifondazione Comunista. Nell’ultimo anno l’attività politica del Partito è ripresa e ha determinato sia un consolidamento organizzativo sia una significativa produzione di esperienze di presenza nella costruzione del conflitto e della solidarietà sociale. Si tratta però di fare un salto di qualità che permetta da un lato di generalizzare le buone pratiche sociali, dall’altro di mettere mano agli elementi di debolezza per rilanciare il progetto della rifondazione comunista e per rendere il nostro partito più efficace nella costruzione di una uscita dal capitalismo in crisi.

a) In particolare, si tratta di migliorare la qualità del nostro lavoro politico nell’ambito della costruzione di un nuovo movimento operaio generalizzando le pratiche di costruzione di un efficace lavoro di massa. Occorre operare – in un quadro unitario – per diventare punto di riferimento della riorganizzazione del conflitto sociale sviluppando e rendendo patrimonio di tutto il partito le pratiche sociali di solidarietà e conflitto.

b) In secondo luogo si tratta di curare il nostro funzionamento organizzativo ed in particolare gli aspetti della nostra comunicazione con l’esterno. E’ del tutto evidente che l’oscuramento mediatico che subiamo è destinato a durare. Si tratta di fare quindi un deciso salto di qualità nella nostra capacità di comunicare e di rendere protagonisti nella costruzione della nostra iniziativa politica coloro con cui veniamo in contatto. A tal fine, oltre ad impegnare il partito in un serio lavoro di promozione del giornale e della rivista si tratta di potenziare decisamente il settore della comunicazione interattiva.

c) In terzo luogo si tratta di riaprire una discussione sul terreno della rifondazione comunista mettendo a valore le relazioni che abbiamo con il mondo dell’intellettualità interessato a questa prospettiva. Il significativo aumento del lavoro politico non ha corrisposto ad una capacità nella produzione di una nuova narrazione, di un nuovo immaginario di cosa vuol dire la proposta della rifondazione comunista oggi. Anche su questo terreno dobbiamo compiere un deciso salto di qualità che ci permetta di dispiegare a pieno il nostro progetto politico.

Il Cpn chiede alle strutture del Partito di discutere questo documento e da mandato alla Direzione Nazionale di fare entro il mese di aprile un piano di lavoro politico per i prossimi mesi.

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23 March
Ale
March 26, 2010
6:00 pmto11:00 pm

FESTA IN PESCHERIA di TREVISO
CHIUSURA CAMPAGNA ELETTORALE 2010
Federazione della Sinistra – Provincia di TREVISO

MUSICA con

–> ANTICOIGUANTI
-reggae

–> MADEMSIA in DUBPRESSURE project [+ guest]
-roots ‘n dub selection

–> WHITE VOGUE

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PROIEZIONI VIDEO d’ARTE

Saranno presenti i candidati della Federazione della Sinistra in provincia di Treviso.

PER ALTRE info.
“Federazione della Sinistra – Provincia di Treviso”
via Pisa 13B TREVISO

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10 March
admin

cgil12marzo

La Federazione della sinistra, fa appello alle lavoratrici e ai lavoratori perché  aderiscano allo sciopero generale indetto dalla CGIL, ed a partecipare alle manifestazioni convocate in molte città.
E’ una scadenza che ci coinvolge tutte e tutti, utile a costruire le condizioni di uscita dalla crisi economica evitando il massacro sociale:
si tratta in tutta evidenza di una battaglia di civiltà contro i segni sempre più marcati di degrado della nostra società politica e civile dove gli scandali e la corruzione ne sono il termometro.
La Federazione della sinistra sostiene lo sciopero anche come prima occasione per manifestare l’opposizione alla scelta del Senato di approvare il ddl 1167-B, un atto gravissimo che mette in mora i contratti collettivi di lavoro e sotto scacco l’art. 18, e, per questa via smantella lo Statuto dei lavoratori e il Diritto del lavoro costruito in più di mezzo secolo di lotte.
Ci opponiamo insieme alla CGIL  all’obiettivo di questo governo e di questa maggioranza di rendere le lavoratrici ed i lavoratori pura merce assoggettata alla ricattabilità dell’impresa.

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